
Nel precedente post (Terrorismo politico/informatico contro la libertà e la democrazia…) spiegavo come alcuni cittadini di sinistra facevano terrorismo informatico per destabilizzare un sondaggio, quello dei Club della Libertà, sulle vicende delle candidature.
Regionali/ Battaglia di slogan tra pidellini ed elettori sinistra
All'ingresso della sede del Pdl dove sta per arrivare Berlusconi
Roma, 10 mar. (Apcom) - E' battaglia di slogan all'ingresso della sede del Pdl in via dell'Umilità tra sostenitori di Silvio Berlusconi - atteso a minuti per una conferenza stampa - e alcuni elettori del centrosinistra. I militanti del Club della libertà, armati di bandiere e striscioni, chiedono al premier di "portarci a votare per il Pdl" e invocano "libertà, libertà". Ma da un palazzo circostante si affacciano alcuni elettori di centrosinistra che mostrano platealmente le agende rosse simbolo della lotta alla mafia e una copia della Costituzione. Rispondono i militanti pidiellini invocando "libertà, libertà".
I cori vengono rinnovati all'arrivo di Silvio Berlusconi che si è avvicinato ai militanti trattenendosi un paio di minuti a parlare con loro. Alle contestazioni dal palazzo sovrastante degli elettori di sinistra, i militanti pidiellini hanno iniziato a urlare: "Andate a lavorare", ricevendo in risposta applausi polemici e inviti ad andare altrove.
"Con il gruppo dei militanti dei Club della Libertà, siamo arrivati in via dell’Umiltà intorno alle ore 10:45. L’appuntamento era di fronte al nostro partito dove di lì a poco, sarebbe iniziata la conferenza stampa del Presidente Berlusconi sull’esclusione delle liste PDL alle regionali. Arrivavano tanti giovani, alcuni candidati, molti amministratori e anche tanta gente che di passaggio si fermava alla lettura dello striscione “Silvio portaci a votare x il PDL”. Goliardia, tanta euforia, nonostante un pizzico di apprensione per quello che si li a poco avrebbe dichiarato il capo del nostro movimento politico.
Ad un certo punto, all’arrivo della Polverini, tutti noi ci siamo lasciati andare ad un applauso ed alcuni cori simpatici d’incitazione. C’era un clima sereno, si respirava l’aria che da sempre ci accompagna in ogni manifestazione politica. Per un istante i problemi elettorali sembravano non esistere.
D'un tratto, dalle finestre sopra di noi, ha iniziato a gridare “vergogna”, “Berlusconi mafioso”, “fatti processare”, insomma le solite cose che da anni ci perseguitano e che hanno contribuito, nel corso degli anni, a farci vincere molte elezioni. Alziamo gli occhi e da un terzo, forse un quarto piano, vediamo sventolare delle agende rosse (strumentalizzando un simbolo anti mafia). Due signore lo sventarono in aria. D’un tratto quando il fatto dello sventolio stava per essere ignorato, ecco che quattro ragazzi dal primo piano (tre metri in linea d’aria da noi) iniziano a insultarci pesantemente “andate via”, “Berlusconi è il vostro capo”, e molti cori di “buu”.
Impossibile tener a bada cento ragazzi. Siamo giovani, siamo in piazza da più di un’ora sotto la pioggia, siamo carichi per l’arrivo del nostro presidente, sotto casa nostra, via dell’Umiltà che per anni ha ospitato la bandiera di Forza Italia e tutto il suo popolo. Sembrava che Milano non avesse insegnato niente: altri intrusi stavano rovinando la nostra festa, la nostra “parola”, la nostra “voce”.
E così molti di noi hanno ribattuto alle offese con cori e saltelli da stadio, contro il comunismo, contro le capigliature stravaganti dei quattro che sul davanzale stavano iniziando a tirare volantini del Teatro Quirino (vedi foto), e a sputare come “lama da circo”."
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